L’impianto urbano

 

“…c’introduciamo ora in città, che si estende in forma di quadrilatero, ed in cui gli edifici tagliati da vie orizzontali e longitudinalis’incrociano a vicenda, lasciando aperte larghe e ben lastricate contrade.” 1

 

 

Albium Ingaunum: oppido preromano degli Ingauni. D’esso raccontano gli storici classici, localizzandolo sulle pendici della collina del Monte.  Sorse, dunque, in posizione preminente, facilmente difendibile, a motivo della piana alluvionale del Centa, la più vasta della Liguria, nella quale confluiscono ampie valli di raccordo con l’entroterra padano.
Evento epocale per l’antica Albium Ingaunum fu rappresentato dalla conquista romana (181 a. C.), che segnò un’importante cesura nella storia della regione, implicando un radicale cambiamento, anche dal punto di vista topografico. Distrutto l’oppidum ligure, i Romani fondarono il castrum (90–80  a.C.), in pianura, tra la collina e il fiume, che in antico scorreva a nord dell’odierno impianto. Certo, le conoscenze urbanistiche di Albingaunum sono scarse. La sovrapposizione del centro medievale e moderno di Albenga alla città antica, unitamente a una copiosa falda freatica, pongono un forte limite all’indagine archeologica, finora realizzata in modo episodico, in occasione di altri lavori.

Verosimile, tuttavia, che un primo insediamento - forse improntato alla provvisorietà tipica dell’accampamento militare – o un primo abitato accentrato intorno ad un forum, abbia preceduto l’edificazione della città vera e propria, che in seguito avrebbe mantenuto l’originaria fisionomia. La topografia della città vecchia mostra, infatti, la tipica forma quadrilatera, mutuata dal castrum d’età romana. Evidente l’impianto ortogonale, dato dall’intersezione di vie e isolati, a formare un reticolo sviluppatosi lungo le due direttrici del cardine e del decumano, principali arterie, che attraversavano la città da nord a sud e da est ad ovest. 
Il cardine massimo è, così, rappresentato dall’odierna Via Medaglie d’oro, che da nord introduceva alla città in direzione sud, lungo il tracciato della Via Julia Augusta. Il Decumano massimo è, invece, rappresentato dalle odierne Vie E. D’Aste, B. Ricci e B. E. Maineri, che attraversano la città da est ad ovest, costituendo le strade principali della città medievale e dell’odierno centro storico.
Quanto alla cinta muraria, gli scavi condotti dal Prof. Nino Lamboglia hanno consentito di riconoscere le varie fasi di costruzione, confermando la totale identità e sovrapposizione delle mura tuttora esistenti con quelle repubblicane e tardo romane lungo i lati a sud e ad ovest della città. Ad oggi, le mura tardo repubblicane venute in luce costituirebbero la testimonianza più antica della città.
In età imperiale, Albingaunum si sviluppò al di là delle mura, raggiungendo verosimilmente la sua massima estensione. A sud, nell’area pianeggiante, forse adiacente il porto, gli edifici, di cui si intravvedono i resti nell’odierno alveo del fiume, conservano identico orientamento rispetto a quelli intra moenia, a dimostrazione d’una crescita ordinata legata ad un programma urbanistico unitario. Tale sviluppo giunse a lambire la necropoli meridionale, già sorta in precedenza, all’esterno della città tardo repubblicana. I monumenti funerari presenti nell’alveo del Centa, pur non adattandosi all’impianto urbano, presentano un orientamento obliquo, che verosimilmente ricalca quello della Via Julia Augusta. Anche all’esterno delle mura occidentali l’espansione urbanistica d’età imperiale sembra rispettare l’impianto ortogonale cittadino.
Quanto all’ubicazione del porto, da cui dipendevano la floridezza economica di Albingaunum, unitamente al ruolo strategico nel controllo delle rotte, questa risulta tuttora incerta. Come noto, gli sconvolgimenti provocati dalle alluvioni del Centa e la deviazione del corso, avvenuta nel XIII secolo, hanno completamente modificato il profilo della costa e della piana retrostante, rendendo arduo il tentativo di ricostruire la topografia antica. È, comunque, consolidata tradizione ritenere il porto di Albingaunum ubicato a sud est della città, a ridosso del Monte, in un bacino oggi del tutto interrato, verosimilmente individuabile nell’odierno alveo del fiume, in corrispondenza del ponte “L. E. Viveri”.


 P.V.

1. Girolamo Rossi, Storia della città e diocesi di Albenga.


Bibliografia di riferimento:
Giuseppe Cottalasso, Saggio storico sull’antico ed attuale stato della città di Albenga. Genova: Stamperia delle piane, 1820
Girolamo Rossi, Storia della città e diocesi di Albenga. Albenga: Tipografia Craviotto, 1870
Walter TyndaleAn artist in the Riviera. London: Hutchinson & Co, 1914
Nino Lamboglia, Albenga romana e medioevale. Bordighera: Istituto Internazionale di studi Liguri, 1992
Josepha Costa Restagno, Albenga. Topografia medioevale, immagini della città. Bordighera: Istituto Internazionale di Studi Liguri - Museo Bicknell, 1979
Josepha Costa Restagno, Albenga. Genova: Sagep, 1993
Bruno Massabò, Albingaunum. Genova: Frilli, 2004

 


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