Le porte

 

Le sue strade strette e tortuose, in alcuni punti arcate, altrove mostrano brevi squarci di cielo tra i tetti corniciati; le sue severe torri medioevali, le sue mura, le sue porte. Questo il motivo per visitare Albenga.1

 

 

Tetragona alle ingiurie del tempo, la città vecchia si sviluppò sull’antico impianto romano, distendendosi in forma di quadrilatero, percorsa da un fitto reticolo di vicoli e strade, che s’incrociano ad angolo retto, lungo le due direttrici del cardo e del decumano. Quattro le porte principali a sigillo ed ingresso della città murata; quattro come i punti cardinali in direzione dei quali ciascuna prospetta.
A settentrione, in corrispondenza dell’antico percorso della Via Julia Augusta, si apre la porta detta Del Molino. Imboccando il cardine massimo, l’odierna Via Medaglie d’oro, conduce  a sud in direzione di Porta Arroscia e dell’antico suburbio nella zona del Monte. A breve tratto, su tombe, terme e primitivi edifici di culto cristiano, scorre oggi l’onda verde del fiume, che appose liquido sigillo a brani di storia tenacemente indagati da un’annosa e sapiente attività di ricerca.
A nord-ovest, in direzione dell’antica strada per Leca,  guarda Porta Torlaro; il suo nome forse risale ad una turris lata della cinta muraria romana. Di quelle pietre poco o nulla rimase, certo il ricordo, rinnovato nei testi di storici e studiosi locali. Ad essa, pressoché speculare, nel lato nord-est, l’ormai scomparsa Porta della Marina, così nominata perché prossima al mare che, in antico, quasi lambiva le mura. Prospiciente sull’asse del decumano – attuali Via E. D’Aste e Via Bernardo Ricci -, inglobava, la struttura dell’omonimo Castello, fortilizio d’età comunale, posto a difesa d’incursioni nemiche e demolito nel 1938. Numerose, inoltre, le porte minori, corrispondenti agli assi secondari della città romana:


Lato nord
- Porta Viore
- Porta Fontis
- Porta Sancti Francisci

Lato sud
- Porta Affaytarie
- Porta Pertuxi

 

Lato est
- Porta Gabelle

Lato ovest
- Porta Aquile 

 

Tali porte erano integrate nella cinta muraria per la quale si registrano numerosi e frequenti rifacimenti attestati dai documenti tardo-medioevali. Quanto alle mura, queste erano dotate di torri, posti di guardia e bastioni di cui riferisce la cronaca coeva.
Quattro, inoltre, erano i quartieri,  ciascuno intitolato al Santo patrono della chiesa eretta entro il suo perimetro. Fulcro di tale suddivisione, lo storico centro monumentale, con le sue chiese, gli edifici di governo e le dimore dei ceti più elevati. Ai margini, ferveva la vita del popolo, con i suoi mestieri, le sue botteghe e le modeste dimore sovente addossate alle mura.
Alte, su tutto, svettavano le torri. Ostaggio cremisi del cielo, accolsero per secoli, tra cuspidi e merlature, i voli vertiginosi di queruli rondoni. Frattanto, garriva al vento la civica bandiera: Croce rossa in campo d’oro.

 P.V.

 1. Walter Tyndale,  An artist in the Riviera.

 


Bibliografia di riferimento:
Giuseppe Cottalasso, Saggio storico sull’antico ed attuale stato della città di Albenga. Genova: Stamperia delle piane, 1820
Girolamo Rossi, Storia della città e diocesi di Albenga. Albenga: Tipografia Craviotto, 1870
Walter Tyndale,  An artist in the Riviera. London: Hutchinson & Co, 1914
Nino Lamboglia, Albenga romana e medioevale. Bordighera: Istituto Internazionale di studi Liguri, 1992
Josepha Costa Restagno, Albenga. Topografia medioevale, immagini della città. Bordighera: Istituto Internazionale di Studi Liguri - Museo Bicknell, 1979
Josepha Costa Restagno, Albenga. Genova: Sagep, 1993
Bruno Massabò, Albingaunum. Genova: Frilli, 2004


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