L'età imperiale
Nel clima di generale benessere dovuto alla pax romana, la città, abbattute le mura, si espanse nel piano circostante lasciando numerose tracce del proprio trascorso. Il centro urbano sorgeva nel sito dell’attuale, non trattenuto a ponente dal corso del Centa, che allora aveva il suo letto ad oriente della città; dinanzi a sé aveva il porto, mentre a ponente, sulla collina, sorgevano l’anfiteatro e il suburbio cosparso di ville e tombe. Brani di costruzioni quali terme, piloni dell’acquedotto e strutture sepolcrali, sono evidenti nell’attuale corso del fiume che di recente ha restituito alla luce gli antichi resti di una chiesa paleocristiana e, contiguo, un complesso cimiteriale. Nell'Italia augustea la Liguria - e al suo interno la stessa Albingaunum - fece parte della Regio IX, i cui confini andavano dal mare al Po, dal Trebbia alla Lunigiana. Divenuta municipium, Albingaunum poté dunque vantare una propria respublica: questa si estendeva lungo il mare entro gli stessi confini un tempo degli antichi Ingauni, spingendosi nell’interno sino a Ceva e Pamparato. Iscritta alla tribù Publilia, fruì di ordinamenti e magistrati propri, espressamente documentati dal corpus epigrafico. Ulteriore impulso alla città venne dalla costruzione della Via Julia Augusta (13 a. C.) che finì col veicolare le correnti di civiltà fra l’Italia e l’Occidente. La nuova arteria rispecchiava la concezione romana di strada orizzontale, dal tracciato coerente con le esigenze di comunicazioni a lunga distanza (da Genova alla Francia e di qui alla Spagna), interrompendo la supremazia dei percorsi marittimi. Nell’evoluzione della città dovette svolgere un ruolo importante lo stesso porto; ciò trova conferma:
- nel materiale ceramico, rinvenuto dagli scavi cittadini, che documenta la frequentazione degli scali mediterranei da parte dei mercanti ingauni;
- nella grande nave oneraria del I secolo a.C., affondata davanti alla città, forse nel corso di una tempesta, mentre tentava di guadagnare un approdo sicuro.
Frattanto la pianura circostante veniva sottoposta ad un più intenso sfruttamento, mediante una nuova organizzazione fondiaria. Espressione della ricchezza e del prestigio raggiunti dal ceto dirigente cittadino, l’assunzione all’impero di Proculo, notabile e grosso proprietario terriero ingauno, eletto in una rivolta di truppe e durato in carica pochi giorni. Notizie storiche e reperti danno, dunque, l’idea di una città, in epoca imperiale, fiorente e popolosa. Basti pensare all’anfiteatro, con la sua capacità di oltre 10.000 spettatori. Durante il V secolo, Albium Ingaunum subì le incursioni dei Goti che in parte la distrussero e saccheggiarono. Il vecchio municipium, ridotto in condizioni disastrose, risorse per intervento del generale Costanzo. Questi, inviato nelle Gallie da Onorio, passando da Albenga, vide come la città potesse costituire il miglior baluardo contro eventuali invasioni dalle Gallie in continuo fermento. A tal fine, nel 417, ordinò l’erezione del foro, di una nuova cinta muraria, celebrata dal poeta Rutilio Namaziano, quasi fosse una fondazione ex novo della città. Indubbiamente la ricostruzione di Costanzo rappresenta uno dei punti fermi della storia e della topografia cittadine. Le nuove e possenti mura conferirono alla città una stabilità ed una struttura difensiva che le consentirono di sopravvivere attraverso le vicende eversive dei secoli seguenti. In tal modo Albenga, chiusa entro la cinta muraria, conservò la propria identità urbana. A seguito della ricostruzione di Costanzo, venne eretto il nucleo episcopale costituito dalla cattedrale e dal battistero, datati alla seconda metà del V secolo. A quell’epoca, il Cristianesimo era ufficialmente inserito nella vita cittadina. La città, infatti, per volontà di S. Ambrogio, divenne sede vescovile del Ponente come Genova lo fu per il Levante. A quel periodo anche la diocesi verosimilmente vantava una propria organizzazione, modellandosi sul territorio del municipium. Quasi contemporanea la citazione del primo vescovo noto, Quinzio, presente nel 451 al Sinodo di Milano. Altri centri di spiritualità nel territorio cittadino erano rappresentati dalle basiliche cimiteriali di San Vittore e San Calocero poste alla periferia dell’abitato, lungo il percorso della Via Julia. Ulteriore conferma circa la presenza in città di un’organizzazione cristiana, intorno alla metà del IV secolo, la notizia che San Martino di Tours, fuggendo la persecuzione ariana, si rifugiò sull’isola Gallinaria, posta a circa un milio dalla costa. L’episodio, storicamente documentato, darà forse inizio a una forma di vita monastica di tipo eremitico orientale, come già avveniva su altre isole tirreniche.
P.V.
Bibliografia di riferimento:
Giuseppe Cottalasso, Saggio storico sull’antico ed attuale stato della città di Albenga. Genova: Stamperia delle piane, 1820 Girolamo Rossi, Storia della città e diocesi di Albenga. Albenga: Tipografia Craviotto, 1870 Nino Lamboglia, Albenga romana e medioevale. Bordighera: Istituto Internazionale di studi Liguri, 1992 Romeo Pavoni, Liguria medievale. Genova: ECIG, 1992 Josepha Costa Restagno, Albenga. Genova: Sagep, 1993

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