L'età moderna

 
Ponendo mente alle vicende trascorse, Albenga, come il resto della Liguria, visse di riflesso le alterne sorti di Genova, la cui storia fu scandita da tre grandi fasi:

  1. l'ascesa militare e mercantile come repubblica marinara nel tardo Medioevo, intervallata da lotte tra fazioni nobiliari e da periodi di sottomissione ai Visconti di Milano e ai Francesi;

  2. il periodo d'oro della repubblica aristocratica, rafforzata dall'iniziativa diplomatica di  Andrea Doria (1528);

  3. il declino politico tra Sei e Settecento;

Proprio nell’ambito del lungo contrasto genovese-visconteo, Albenga conobbe  nel 1436 uno dei momenti più critici della sua storia, dato dall’assedio da parte del capitano di ventura Niccolò Piccinino al soldo di Filippo Maria Visconti. Le cronache registrate dagli annalisti genovesi, raccontano della città chiusa entro le mura, organizzata nella resistenza dal Signore di Loano e capitano genovese Tomaso Doria.Dopo mesi di duro assedio, il Piccinino lasciò la città inespugnata, ma decisamente prostrata, con disastrose conseguenze, non solo per quanti abitavano entro le mura, ma ancor più per le campagne  circostanti. A ciò si aggiungano le ricorrenti epidemie che falcidiavano la popolazione concorrendo ad alterare una situazione economica già di per sé critica. Anche per tutto il Cinquecento, la città visse come ripiegata su se stessa, inerme di fronte ai continui passaggi di truppe durante il predominio francese a Genova e poi durante la guerra franco-spagnola.
Possiamo così osservare come, a partire dal XVI secolo, fino alla Rivoluzione francese, Albenga si presenti quale ricco borgo conservatore, chiuso entro le mura, ricostruite nel 1553 per fronteggiare la minaccia turca. Essa continuò a godere di una relativa tranquillità e prosperità economica, nonché del prestigio dovuto alla sua tradizione e al valore delle numerose famiglie patrizie e dei personaggi illustri che la rappresentavano in seno alla Repubblica. Lo scoppio della Rivoluzione francese determinò il declino della classe dirigente dando un nuovo assetto amministrativo alla città e al suo territorio. Nel 1798 venne nominata capoluogo della Giurisdizione del Centa nell’ambito dell’effimera costituzione della Repubblica Ligure (1797-1805).
Chiusa la breve parentesi della Repubblica Ligure, voluta da Napoleone in accordo con i gruppi giacobini locali, la Liguria divenne territorio dell'impero francese fino a che, con il Congresso di Vienna (1814-15), non fu consegnata ai Savoia. Con la restaurazione sarda, avvenuta nel 1814, Albenga passò ai Savoia che la eressero a capoluogo della Provincia di Albenga, estesa da Andora a Finale. Frattanto, le due Riviere, da Levante a Ponente, sperimentavano una straordinaria novità data dalla ferrovia. Il tracciato della nuova strada ferrata affiancava il percorso dell'Aurelia, grande arteria stradale del passato il cui ripristino, a suo tempo iniziato da Napoleone, venne completato nel 1830. Con il treno si apriva la stagione del turismo; Fu, questo, un fenomeno dapprima elitario, prevalentemente costituito da stranieri alla ricerca di oasi climatiche lungo la costa. Tale fenomeno in breve era destinato a fare della Liguria la prima regione turistica d'Italia. Ma la città di Albenga ne fu investita solo marginalmente. Nel 1861 la Provincia venne ridotta a circondario della Provincia di Genova in seguito soppresso nel 1927.
Tale deminutio segnò il punto più basso della parabola discendente che nel secolo scorso vide l’antica capitale degli Ingauni ridursi a borgo agricolo, superato nello sviluppo economico e demografico da altre città rivierasche che dal turismo seppero trarre nuovo impulso e vantaggio. Albenga tuttavia ha conservato alcuni elementi sui quali investire per un futuro di prosperità e sviluppo. Tali elementi sono ravvisabili nella posizione geografica, per la quale la città da sempre svolge l’importante ruolo di nodo delle comunicazioni fra la Riviera e l’entroterra; nella  ricchezza della sua pianura che ne ha fatto una delle zone più vitali della Liguria; nel ricco patrimonio di monumenti romani e medioevali che ha fatto della città, sul piano storico-culturale, il centro storico più importante della Liguria d’occidente. Da tale patrimonio promana il senso di antiche memorie, lo spessore di una storia  millenaria che può divenire risorsa nella progettazione di un futuro in cui la cultura si accompagni con l’economia. Fondamentale, in tale direzione, la continua attività di restauro e valorizzazione turistico-culturale che propone, a quanti giungano in città, una visione quale pochi altri centri  medioevali sono oggi in grado di offrire nel nostro Paese.


 P.V.

Bibliografia di riferimento:

Giuseppe Cottalasso, Saggio storico sull’antico ed attuale stato della città di Albenga. Genova: Stamperia delle piane, 1820
Girolamo RossiStoria della città e diocesi di Albenga. Albenga: Tipografia Craviotto, 1870
Nino Lamboglia, Albenga romana e medioevale. Bordighera: Istituto Internazionale di studi Liguri, 1992
Romeo Pavoni, Liguria medievale. Genova: ECIG, 1992
Josepha Costa Restagno, Albenga. Genova: Sagep, 1993

 


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